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You are here: Home > Diritto di Voto / EU, Italy, Turin > politiche2022_01: Tre programmi ed un marziano a Roma #Italy #national #elections

Viewed 2693 times | Published on 2022-08-18 15:05:00



This article is the first of a new series on the national elections 2022 in Italy

It will be both in English and Italian, and the English version is at the bottom.

Related items: a mini-web app to search within the text of the political platform of the (for now) three main coalitions and political parties and the word-frequency part of the mini-webapp, as a Kaggle dataset, with the title "Italian National Elections 2022 - political cloud"

This preamble will be repeated in each article.

Come scritto nell'incipit, questo articolo è sia nella versione italiana, sia nella versione inglese. A causa delle differenze culturali, la versione inglese è una "traduzione" nel senso di spostamento in un contesto culturale diverso.

Venendo a noi- questo articolo doveva esser breve e nella sezione "data democracy", ovvero una mera presentazione di dati senza commento, solo per condividere il punto di partenza (i programmi).

Invece, resterà breve, ma sarà un articolo in altra sezione, e diretto a condividere alcune brevi note "strutturali"- i programmi sono già condivisi nei link riportati sopra.

Diciamo anche che, in realtà, ho scritto questo articolo ieri sera- ma ho aspettato questa mattina per rileggerlo, e scriverne una introduzione prima di realizzare anche la versione inglese.

Come spesso nei miei articoli, mi piace, quando parto da un'idea, cercare poi materiale per sviluppare o supportare il tema.

Non dati che giustifichino la tesi, ma corollari legati al tema principale.

Trattandosi di articoli, talvolta ciò implica aggiungere riferimenti bibliografici (che dubito qualcuno segua- ma non imito Eco o Borges nel creare finte bibliografie), talvolta meta-riferimenti (p.es. articoli di Wikipedia, che contengono a loro volta bibliografie), talvolta riferimenti a film, immagini, musica, o altri elementi del nostro immaginario collettivo.

Diciamo che, mentre un decennio fa citai, come altri, "Mario und der Zauberer", recentemente ho citato un libro che lessi proprio perché suggerito dall'autore del precedente, "The Power of the Charlatan".

Ma forse la frase che meglio illustra il nostro contesto è una citazione da Ennio Flaiano "Oggi il cretino è specializzato", tratta da "Un Marziano a Roma".

Che, incidentalmente, val la pena di leggere per sua risposta alla stroncatura della prima (non riporto tutto, solo quanto funzionale- leggete "teatro" come "politica"):
"
LA COMMEDIA: Il compito di uno scrittore che vuol dedicarsi al teatro, oggi, è quello di portare un po' di caos nell'ordine. Con la mia commedia credo di esserci riuscito.

Il pubblico (una parte del pubblico) è rimasto male. Ma io l'avevo pensato. Non mi interessa di indovinare i gusti del pubblico. Io indovino appena i miei gusti.

LA PRIMA SERA: Entusiasmante. Quando è cominciato il chiasso del pubblico ho avuto la certezza che la mia commedia era buona, cioè necessaria. E l'ho avuta guardando gli attori che entravano in scena a denti stretti, decisi a farsi ascoltare sino alla fine, perché credevano nella commedia. Mi stringevano le mani, passando. Una ragazza mi disse felice: "è il più bel giorno della mia vita". Il mostro si muoveva nella sala nel suo pantano di stupidaggini, e le parole non arrivavano oltre le prime file. Era inutile recitare davanti a un pubblico di visoni. Calato il sipario gli attori mi si strinsero attorno. E allora io li applaudii.

IL PUBBLICO: Si era diviso nettamente in due. Nella parte di pubblico che zittiva e fischiava debbo notare un deciso miglioramento. Nessuno mi ha offeso, come fecero con Fellini alla prima della "Dolce vita", o con Visconti alla prima di "Rocco e i suoi fratelli".

LA CRITICA: Magnifici Renzo Tian del "Messaggero", Raul Radice, Possenti, Bartolucci, Domenico Manzella, Talarico, Dursi. Bene gli altri. Male Mosca, Palmieri e Terron. Ma li ringrazio lo stesso, conosco le loro commedie e la loro approvazione mi avrebbe addolorato.

CONCLUSIONE: Scriverò un'altra commedia, migliore o peggiore non so, so soltanto che l'azione si svolge a Milano. Ci sarà da divertirsi.
"


Ma veniamo al 2022.

L'immagine che segue riporta la "nuvola" che riassume i tre programmi- a voi indovinare quale nuvola rappresenti quale programma:


Chi segue i miei articoli da quando abitavo a Bruxelles (2005), ed ha continuato dopo che mi ri-registrai in Italia (2012) alla scadenza del permesso in Belgio, sa che da iscritto AIRE già dagli anni Novanta (a Londra prima che a Bruxelles), mi resi conto che noi elettori all'estero eravamo ricordati solo in occasione delle elezioni.

Ed anche la elezione dei nostri rappresentanti all'estero non migliorò la situazione (triste vedere in occasione delle prime che vidi da Bruxelles con diritto di voto per rappresentanti eletti da cittadini all'estero lo stesso teatrino sulle non-candidature che vedo adesso).

Non so se dal 2012 la presenza dei nostri rappresentanti sia aumentata, ma c'erano ampi margini di miglioramento: in una democrazia rappresentativa, ci si aspetta che chi ci rappresenta, visto i continui giri di vento, tenga il polso con il territorio da cui ha ottenuto il proprio seggio.

Questo è il primo articolo di una serie e, come al solito, preferisco partire dalla condivisione delle informazioni, come feci allora, quando registrai il dominio dirittodivoto.com, raccolsi, organizzai, e pubblicai i programmi di tutte le liste che apparivano nelle schede che mi erano arrivate come elettore AIRE.

Ho provato a riprenderlo ma... non vado a spender 2888 USD per ri-registrare un dominio (si vede che allora ebbe abbastanza traffico da finire nel radar di quelli che chiamerei "corporate scavenger"- estraggono valore da investimenti altrui: posso farne a meno).

Ovviamente, in questo articolo condivido opinioni legate alle mie precedenti esperienze, sia politiche pre-lavoro (inizio anni Ottanta e poi ogni tanto per contatto con campagne elettorali altrui, dal lato "backoffice"), sia lavorative (soprattutto negoziati ecc), sia da italiano straniero in patria.

Posizione personale- quindi, se volete potete saltare questo articolo: i collegamenti per leggere i dati ed usare la mini-webapp sono all'inizio dell'articolo, ma volevo iniziare la serie dicendo chiaramente quale ritengo sia il punto di partenza.

Il punto di partenza è: senza recuperare un interessante libro di Bruce Newman pubblicato in Italia nel 2004 (L' apparenza e l'appartenenza: teorie del marketing politico), la mia esperienza con i programmi e le piattaforme politiche mi porta a vedere ogni volta i programmi per quello che ritengo siano, una proposta.

Ma con quale audience? Ovvero: a chi sono diretti i programmi?

E qui divergono i tre modelli.

Dal mio passato politico, ricordo i negoziati su virgole, punti, plurali, singolari, sinonimi: ma spesso erano più in funzione del consenso di chi presentava con altri dello stesso partito/organizzazione, che per una audience.

Ovvero: il punto era riconoscersi (e riconoscere l'inclusione dei propri "cavalli di battaglia") nel documento che poi sarebbe stato diffuso, e bilanciare il peso delle correnti, componenti, ecc.

Un po' come le candidature chilometriche in passato che non miravano a farsi eleggere, ma a contare che "portafoglio" portava ognuno di quelli inseriti.

Che non è molto diverso da un negoziato per un contratto, un "do ut des" strutturale.

Visti i sondaggi, ho deciso per ora di includere sia i programmi delle due coalizioni principali, sia quello del vincente delle politiche 2008, ovvero, rispettivamente: Centro-destra/PD, e poi M5S, considerando una soglia potenziale di almeno il 10% dei suffragi (secondo i sondaggi).

In seguito, a parte verificare eventuali dettagli ed eventualmente rendere disponibile online nella mini-webapp direttamente il segmento di testo specifico (se ci sarà abbastanza richiesta), potrebbero esser aggiunti altri programmi.

Sui tre programmi, partirei dai numeri:
_Centro-destra: 18740 caratteri 17 pagine, 15 sezioni
_M5S: 19085 caratteri, 13 pagine, 22 sezioni
_PD: 176015 caratteri, 42 pagine, 54 sezioni

La differenza nelle dimensioni è riflessa nella stutturazione del contenuto: mentre quello del Centro-destra ha un approccio che ricorda il "contratto con gli italiani", e quello M5S non se ne discosta molto come forma, avendo segmenti per "audience target", quello del PD è un mini-libro maggiormente strutturato, ed apparentemente diretto più a chi già vota PD o appartiene alla struttura, che agli elettori indecisi.

Ovviamente: mentre ogni programma presenta il "cosa faremmo se avessimo la maggioranza assoluta", sarebbe illusorio aspettarsi, anche in presenza di un tale livello di successo, che il programma scritto nell'estate 2022 durante una crisi aggiunta ad una crisi, sia davvero implementabile in realtà.

Incidentalmente: come ho scritto da quando ero a Bruxelles, avendo lavorato in giro per l'Italia a fine anni Ottanta e poi ogni tanto dopo, prima di lavorare in giro per l'Europa, trovo che culturalmente il nostro paese "tribale" e delle migliaia di campanili sia più vicino culturalmente ad un sistema proporzionale (in cui, come nelle liste chilometriche con più candidati che seggi, ogni tribù possa "contare" il proprio contributo), che ad un maggioritario che, in nome di una governabilità "de iure", consegni una maggioranza più o meno assoluta a chi ha ottenuto alle urne una pluralità di suffragi, ma neanche lontanamente una maggioranza.

La controprova di quanto sopra? Per vari motivi, dopo ogni elezione della Seconda Repubblica le coalizioni si frammentano in una miriade di micro-partitini che poi si riaggregano in continuazione.

La soluzione ipotizzata da molti è l'ennesima fuga dalla realtà: non raccogliere suffragi, ma modificare la Costituzione (che sancisce la libertà di mandato, memore delle esperienze dall'Unità d'Italia sino al periodo di Mussolini), ed introdurre una penalizzazione economica cambiando i regolamenti di Camera e Senato.

Non il mio concetto di democrazia rappresentativa che sia inclusiva ed aperta ai contributi di tutti i cittadini, ma una cosa alla "reality show".

Ovvero la spasmodica ricerca di ottenere quello che io chiamo "livello Legge Acerbo" (la legge che, durante il periodo di Mussolini, doveva dare un "premio"), visto il sistema elettorale implicito nel Rosatellum, di cui scrissi nel gennaio 2018, unito alla riduzione del numero dei parlamentari.

Di conseguenza, qualunque programma va considerato più come una espressione di indirizzo (o una collezione di linee guida), che poi andrà adeguato alla realtà, che una variante laica dei dieci comandamenti.

Anche perché non si vede in giro alcun Mosè che sia in grado di guidare per decenni attraverso il deserto.

Da cui la mia scelta, adesso come a Bruxelles, di condividere i programmi.

Dato che vi sono oggi gli strumenti disponibili, mi aspetto che siano pubblicate da altri (non da me) anche analisi ancor più "data-centric", p.es. la "sentiment analysis" per capire che "voce interiore" esprima ciascun programma.

Ma, francamente, penso che sarebbe una distorsione degli strumenti per fini politici- ma questa è una opinione da "data democracy": se i dati sono mescolati con le interpretazioni guidate da strumenti "tecnici", l'illusione è di dare obiettività a scelte politiche.

Ottenendo con i big data lo stesso risultato che da secoli si ottiene selezionando i dati da analizzare per trovar conferma ad ipotesi che rappresentano un indirizzo- cosa abbastanza comune nelle analisi politiche "di parte".

Molto più onesto, per me, condividere i documenti come sono, rendendoli per quanto possibile accessibili e comparabili, ma dichiarando espressamente (e separatamente dai documenti e dalla loro accessibilità) la propria posizione.

Ovvero: siamo nel XXI secolo, in teoria l'Italia aspira (pur essendo indietro in quasi tutti gli indicatori rispetto agli altri paesi guida dell'Unione Europea) ad esser in grado di fornire a tutti i propri cittadini, residenti, o anche ospiti, i benefici del meglio della nostra evoluzione sociale e tecnica.

Il "data centric", necessario sia per la "digital transformation" e la "green transformation", contiene però un elemento che, al di là delle dichiarazioni di intenti "moderniste", nessuno dei tre programmi realmente accetta.

Vi è un che di paternalismo e dirigismo quasi fideistico più o meno accentuato, in tutti e tre i programmi.

Immaginate una realtà in cui chiunque di noi produca e consumi dati: la rilevanza degli stessi, o la possibilitè di generare nuovi servizi e benefici sono il risultato dell'osservazione da chi è immerso nel quotidiano- è il concetto di "emergenza".

Che, francamente, sia in ambito qualità sia in altri ambiti commerciali sono prassi ormai da decenni: chi vive ogni giorno un'attività può identificare miglioramenti incrementali con minor costo e sforzo che missioni burocratiche di esperti paracadutate sul terreno.

L'ansia di controllo implicita nei programmi invece può avere come conseguenza la creazione di nuove satrapie burocratiche e digitali.

Satrapie che al massimo rafforzerebbero gli spazi per l'ingresso di operatori commerciali non italiani che, individuate le opportunità emergenti, visti tempi decisionali biblici impliciti nella molteplicità dei negoziati tribali rappresentati dai vari livelli di controllo/negoziato interni, avrebbero buon gioco ad espandere, come con il GDPR ed il NextGenerationEU, un quadro di riferimento a cui non siamo pronti.

Curioso, per esempio, come io nel GDPR abbia ritrovato in realtà molto di quanto era già nella 196/2003 e di quanto era in tal senso implementabile (se lo feci io come analisi per un cliente pubblico nel 2004-2006, poteva farlo chiunque) quasi quindici anni prima- ma con una sovrastruttura di regole che noi non eravamo pronti ad implementare, come provai da cittadino più volte dal 2018, e sentii poi dire poco tempo dopo l'entrata in vigore anche a Milano ad un convegno su temi di economia digitale, da parte di chi rappresentava il Garante (cfr. quanto scrissi sul tema almeno dal 2018).

Sono ovviamente per una società maggiormente inclusiva, ed i nuovi strumenti tecnologici diffusi consentirebbero una maggiore "democratizzazione dell'accesso" sia ai dati, sia agli strumenti, ma per consentire di ottenere i benefici servirebbe in Italia un approccio diverso dalla solita oscillazione tra Far West legislativo in cui il più forte (e quello che "compra" il supporto della maggior parte delle tribù che contano) vince, ed il successivo approccio alla Big Brother unito al Panopticon di Bentham, che semplicemente crea nuove strutture di controllo autoreferenziali.

Dato che dubito ci siano molti interessati a leggersi un centinaio di pagine per decidere chi votare, dopo aver raccolto le informazioni ho creato il solito (per me) strumento di "navigazione" in un dataset, per consentire di comparare p.es. il rilievo dato a "lavoro" nei tre programmi.

In generale, l'analisi della frequenza della presenza di una parola non è necessariamente rappresentativa della sua importanza- ma nei programmi e discorsi politici è norma la reiterazione dei concetti per rafforzare il "branding" del prodotto partito/candidato, e quindi l'analisi della frequenza può rivestire un suo interesse.

Per costituire la tag cloud, ho semplicemente costruito la prima versione della "nuvola" senza filtrare le parole più comuni in italiano, per vedere, nei tre testi, quali fossero effettivamente quelle di uso comune più frequenti.

Un secondo passaggio ha quindi filtrato i termini "generici", più frequenti ma senza impatto politico, che sono i seguenti: 'delle','della', 'alla', 'degli', 'anche', 'sono', 'alle', 'nella', 'abbiamo', 'tutti', 'questo', 'essere','hanno','sulla', 'nostro', 'dalla', 'ancora', 'nelle', 'perch', 'loro', 'solo', 'questi', 'quello', 'questa', 'dalle', 'agli', 'quella', 'dello', 'negli', 'sulle'.

Dato che la presenza o assenza delle lettere accentate non impattava sulla comprensibilità delle stesse, sono state ignorate nella selezione come filtro, in questa prima versione.

Inizio "disclosure".

Non sono né candidato, né ho (mai avuto) la tessera di qualunque partito o assimilato- una scelta che feci a 18 anni, e, pur avendo fatto una campagna elettorale attivamente, il mio obiettivo era allora aiutare a far entrare una opposizione in un periodo di eccessiva concertazione- ed infatti quando, dopo la vittoria elettorale, i "vecchi" (inclusi gli eletti) iniziarono alla torinese a voler organizzare come fosse una bottega, io ed altri dei giovani dicemmo che non era quello il motivo per cui avevamo partecipato alla campagna, e semplicemente ci staccammo da quella che stava trasformandosi immediatemente non in "facciamo politica", ma (come vidi molte volte in seguito) "siamo eletti, siamo i migliori, il nostro obiettivo principale deve esser continuare a restare".

La politica non come servizio, ma come carriera professionale, c'era già ad inizio anni Ottanta, non è una invenzione della Seconda Repubblica.

Sono e resto da allora bipartisan anche se sono in area di centro-sinistra e riformista (secondo il test online della fondazione Einaudi, "liberale di sinistra"- ma la lista di etichette che mi hanno appiccicato da fine anni Settanta è lunga, ergo non so se sia coerente), e sono abituato da quando avevo 17 anni a legger le posizioni espresse dalle varie parti, cosa che mi servì quando, da straniero appena arrivato, come cittadino europeo mi fu possibile registrarmi e votare alle amministrative a Bruxelles.

Ma in questo caso, la lettura dei tre programmi è più una curiosità che una necessità.

Dato che, dal mio rientro forzato in Italia nel 2012, ho visto un panorama "falso e cortese" fatto di gossip, mobbing, stalking senza pari: viene in mente spesso la frase "a Washington, se vuoi un amico prenditi un cane"- ma non sono a Washington.

Ergo, mantengo per scelta le distanze ancor più che il "Marziano a Roma" di Flaiano- e, personalmente, avevo maggiore socializzazione a Londra e Bruxelles, o anche nelle mie visite lavorative a Parigi e Zurigo, dato che la mia esperienza di socializzazione dal 2012 a Torino ha visto troppi opportunisti e cortigiani falsi e cortesi.

Sembra che qui lo scopo delle relazioni sociali, per come l'ho visto io, sia solo o di cooptare in una tribù (non appartengo a nessuna per scelta), o impedire che chi non appartiene alla tua tribù ma potrebbe esser utile non sia cooptato da altre, e comunque di estrarre valore da investimenti fatti da altri.

Come dico spesso in inglese a chi incontro qui, il tempo libero personale è limitato, meglio sprecarlo con saggezza e non lasciarlo sprecare da altri- meglio condividere online articoli e libri che può leggere chiunque, che entrare in giochi tribali.

Fine "disclosure".

Ora, a parte chi lo deve fare per lavoro e pochi altri che leggono i programmi principali semplicemente perché sono abituati a fare così (come me), a chi è diretto il programma di un partito?

Sicuramente alla struttura interna (visto che tutti i partiti sono in realtà una "collezione" trasversale a partiti della Prima Repubblica ed anche varie "creazioni" della Seconda Repubblica), incluse correnti e spifferi- per i motivi di cui sopra.

Ma poi dovrebbe servire per attrarre e trattenere- attrarre nuovi elettori o, più facilmente, non votanti delle elezioni precedenti; trattenere elettori che di solito votano per il partito ma nutrono dubbi.

Ovviamente- avendo scelto di leggere e condividere solo i tre principali, c'è un "selection bias": i micropartiti hanno bisogno di un approccio diverso, altrimenti predicando solo al coro difficile che entrino in Parlamento- il loro "coro" non è abbastanza ampio da far da cassa di risonanza e "catalizzatore", se non con una rete di relazioni ed aperture alla possibilità da parte della nuova audience-target.

Ora, dei tre programmi, come comunicazione, personalmente il "test di chiarezza per non membri del coro" ritengo al primo posto quello del centrodestra, al secondo M5S, ed al terzo, estremamente distanziato, quello del PD.

Ragioni?

Il programma del centro-destra è composto di pagine monotematiche con frasi brevi- potrà (vedere disclosure) non piacermi, ma devo ammettere che sarebbe chiaro anche ad un lettore occasionale; e proprio perché chiaro, non ci vuole molto a vedere che, a parte le dichiarazioni di fedeltà europea e NATO, il modello sociale proposto è ancora non inclusivo e piuttosto "passatista", reazionario, rispetto ai temi sociali.

Quello di M5S mi ha ricordato molto come struttura la Legge 77/2020: una lista divisa per gruppo di interesse, in cui ognuno può ritrovare cosa riceverebbe in caso di vittoria.

Invece, quello del PD, a parte la lunghezza, ha una curiosa caratteristica: sembra più una predica al coro, ma al coro dei funzionari e delle correnti, che agli elettori, ed include anche attacchi a chiunque sia considerato avversario passato (dall'#Enricostaisereno), presente, futuro.

L'elenco dei punti mi ha fatto venire in mente un video con De Luca che commentava il programma elettorale di una precedente elezione.

Francamente, visto che per oltre un decennio il collante per una posizione unica per votare il PD era l'antiberlusconismo, vista la situazione, mi aspettavo di meglio.

Ma diciamo anche che entrambe le coalizioni principali in questi giorni sono lanciate in dichiarazioni continue che lasciano interdetti.

Quasi come se la missione di Forza Italia fosse diventata di smorzare la vittoria del centro-destra per evitare la maggioranza assoluta, lanciandosi in polemiche, e quella del PD fosse invece di esser polemico a prescindere con chiunque e ridursi ai minimi: che potrà anche far togliere qualche sasso dalla scarpa del segretario, ma dubito attiri chi già non vota o chi voterebbe per altri, e lo stesso vale per le polemiche continue sui candidati che vanno, vengono, rifiutano, sono paracadutati, si tirano indietro, ecc.

Diciamo anche per in questa prima fase iniziale (sino a fine settimana mancano alcuni passi formali) la campagna è solo più caotica del solito, ma, in una certa forma, include anche due altri elementi: una individuazione delle "tribù" rispetto alle modifica strutturale della Costituzione, ed un inizio di raccolta di potenziali candidati al Quirinale.

Ovvero: non bastava in questa situazione (inclusi i vincoli temporali del PNRR e delle altre iniziative) aver una crisi di governo, nei fatti stiamo creando una crisi istituzionale.

Personalmente, oltre che per il proporzionale, sono anche per riforme discusse e ragionate- e la Costituzione andrebbe cambiata solo con una nuova Costituente, come quella che ci diede la Costituzione dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Per chiudere l'articolo con una citazione da "Un Marziano a Roma":

ROMANO Concludendo, mi consola sapere che non soltanto la Terra è piena di cretini, ma anche l'universo. Lo sospettavo da tempo.


Al prossimo episodio.

[ENGLISH VERSION]

My initial intent for this article? Should be short, to the point, and within the section "data democracy".

Hence, it should have been just a data-sharing article, to start the series with data.

I kept it short, but, as I already shared the data (see the links at the top of this post), this article will appear in another section, and fill focus on the "structure" of the political platform presented by three political parties and coalitions.

The Italian version of this article should survive googletranslate, but this English side will have a slightly different approach, as many of the points discussed above imply some cultural elements that are specific to Italy.

If you are reading this article in English, I assume that you already know my writing approach, and that I routinely reference books but also multimedia, and, of course, add links to wikipedia both to expand on a point I just hint at and to share a bibliography.

A decade ago, I quoted, as others in Italy, "Mario und der Zauberer", while more recently often quoted a book that was suggested by the author of the former, a book that contains plenty of examples from Italian history about "selling a message", "The Power of the Charlatan".

After writing yesterday the Italian version of this article, decided to sleep before completing the introduction and then moving onto this English version.

Well... I do not know why, but an old theatre pièce from Ennio Flaiano, "Un Marziano a Roma", came to mind- so, I quickly re-read it this morning before working on the final version of this article.

A quote flies over the text, also if you have to get toward the end to find it: "nowadays, idiots are specialized".

Which reminds a quote from the movie "The King's Speech", when King George says that his doctor was suggesting some remedies for his stammering, and Lionel Logue basically says that that doctor is an idiot, to which the King replies that he has given a knighthood for his services, and Lionel Logue replies that hence it has been made official.

Within the Italian version of this article, you can also read the reply from Ennio Flaiano to the negative reviews of the pièce- too funny to translate it.

But I think Flaiano's riposte to his critics is an apt description of the current political climate in Italy.

While I was living in Brussels, at last Italians resident abroad and registered in a special registry called AIRE received the right to vote from abroad for representatives within the Italian Parliament, in special "districts" specifically reserved for candidates and voters abroad.

Frankly, I shared while in Brussels my doubts about the mechanics of the vote and the link between those shipped to Rome and their voters.

My experience? We were remembered only at election time.

Once elected, it was a "vote and forgive", a kind of "get free" card- as soon as elected, the main task of each representative was to settle in Rome and keep being elected.

Actually, back then, after a first round of elections I saw the same mud slinging I see now in Italy about who was selected as a candidate and who was excluded: the misery of politics, including the routine Italian habit of bestowing (potential) elective offices to relatives and friends.

I do not know if since 2012, when I had to re-register in Italy, the relationship between those elected abroad and their voters improved- but my concept of representative politics is that those elected should keep "feeling the pulse" of those who voted for them.

Not so easy, I agree, when your "district" covers a whole continent, but that should be factored in- and technology could remove excuses; "pressing the flesh" for politicians is now almost obsolete, but replacing it with mere backrooom meetings is a shortcut that brings to mind an old book about another country, "the best democracy money can buy" (that became also a movie).

Back then, my reaction was to set up a website sharing the political platform of all the political parties that were on the voting list that, as Italian citizen resident in Brussels and registered with AIRE, I had received.

It was a kind of treasure hunt, as at the time Italian politicians still were discovering social media, but it was worth the effort, and was interesting to read and analyze those documents.

Actually, I also registered a domain, dirittodivoto.com, but then let it expire.

Probably, it attracted enough traffic that it was attractive for a corporate scavenger to re-register it and... put on now a 2888USD price tag.

But I do not need a domain: I rather keep, as I did in 2016 for the local elections in Turin, the connection with my website.

What you will find in this article?

The image below contains the "tag cloud" of each one of the three political platforms- I will let you guess which represent what:


Obviously, as I already shared the data within the links posted at the top of this article (you can also download the word frequencies CSV from Kaggle, as usual), this first article is to clearly share where I stand.

My background? As shared in previous articles, previous experiences in active politics (but never as a candidate, always in support roles) in the early 1980s followed up unti the 2010s with contacts with political campaigns for others.

On top of this, experiences as negotiator, but also as... foreigner in my own country.

Hence, you can skip this article if you prefer, and wait for the ensuing "episodes" in this series, but I wanted to talk straight about what stand for.

If you want a literary reference, when I returned in Italy in 2012 read a large number of books about Italian politics and organizational/social culture, but it is funny how sometimes I found that either a book written on Italy by a foreigner (more about this in future articles) or the local translation and adaptation of a foreign book would deliver added value, if compared with local books that were, unfortunately, too often focused on scoring points while pretending to deliver analysis.

A book worth reading is from Bruce Newman, published in Italy in 2004 with the title L' apparenza e l'appartenenza: teorie del marketing politico.

My starting point is that I consider political platforms a proposal, not really a plan.

Both in politics and business a proposal (yes, including the USP) implies an audience.

So, my first question after reading the three political platforms was: who was the intended audience?

Actually, the three documents represent three approaches.

From my political past,remember discussing on minutiae that altered the perceived balance of power within the message delivered by a document: an individual word or even a mere comma could represent a victory for some.

Anyway, in those cases, also if the document formally was to be shared with an external audience (both voters and a kind of "buying group" for voters, i.e. associations, etc), first and foremost the point was to assert internally roles and balances.

A common element representing that was something that I saw directly in the 1980s and again in the 2010s in Italy.

If you have just few potential seats, having more candidates than potential seats seems quixotic.

But, in reality, it has a dual purpose: "political", counting how many votes somebody carried to the list, and then, of course, "technical", i.e. allowing to expand the quota of voters for the party (so that, beside specific candidates who "pass the votes cast threshold", the political party could participate to the pool of seats set aside for those not reaching the threshold, if there are any set aside- Italy swapped so often electoral laws, that Gerrymandering seems almost naive, by comparison).

And, actually, if you look at it from a "functional" perspective, it is not that much different from a commercial, "do ut des" negotiation (as a kid was in political negotiations, but my real direct experience as negotiator is within business- where I saw that also the "political" face-saving compromise has it potential business counterpart, and other tricks true were worth recycling).

How did I select the three political platforms? Of course, by looking at numbers.

Hence, looking at a potential threshold of 10%, selected the two main coalitions (centre-right and PD), plus M5S (the winner of the previous national elections, in 2018).

Of course, eventually could add others, add more details, and, if there is enough demand, add within the mini-webapp also the text segments associated with each point.

Starting with numbers on the current selection:
_Centre-right: 18740 characters 17 pages, 15 sections
_M5S: 19085 characters, 13 pages, 22 sections
_PD: 176015 characters, 42 pages, 54 sections

The difference in size is actually representing a structural variation on the content.

Decades ago, former President of the Council of Ministers Berlusconi (centre-right) presented in a political TV show that has been nicknamed "the third chamber of the Italian Parliament" his "contratto con gli italiani": a political platform that he with a coup de théacirc;tre signed on TV.

The political platform presented by the centre-right remembers, in structure but not in content (more about this later), that predecessor.

M5S followed a similar "readable" approach, as it is segmented by "target audience".

PD instead released a mini-book, whose audience frankly seems more a "preaching to the choir", i.e. internal bureaucracy and existing voters.

In terms of readability, let's say that while the previous two reminded me the Italian Constitution, the latter reminded me the (failed) attempt at having a European Constitution (an exercise actually led by an Italian).

I think that anybody with any decent grasp of reality understands that any political platform states "what we would do if we were to obtain an absolute majority".

Quite an iffy proposition, considering the dual crisis (and their potential consequences) that we are living through.

A technical/cultural note: as I wrote often in past articles, starting already while living in Brussels (I started publishing articles on social media in 2007, previously were only business-oriented), in the late 1980s was working around Italy on a daily basis, notably to work on decision support models for senior management in various industries, and then to deliver methodologies and associated training/change services.

This allowed me to both observe and discuss with those who, in their own territory, had more than a superficial grasp of the social culture and structure of their territory (including social and business dynamics).

Then, started going around Europe on similar activities.

My experience in Italy and the comparison with what I saw abroad reinforced a perception: I think that my country is still divided by tribes and what we call "campanilismo", a provincials' perspective on the world were we either see the world dynamics as an extension of what is locally "ordinary" to us, or embrace acritically whatever comes from abroad and we consider "modern".

This already created various social and structural disasters in Italy, including what I called "Frankenlaws" (a bit of German, a bit of British, a bit of French, a bit of USA, and, pronto, we get a law that is the best of the best- while ignoring the socio-cultural background that makes those contributing components workable elsewhere).

Hence, I think that the "proportional" representative system is more attuned to our social culture that those "highlander" systems that routinely are proposed in Italy.

Which, actually, end up being a twisted way to say that you strive to obtain an absolute majority of seats after winning only a plurality of the votes cast.

The routine excuse is that, otherwise, it would be impossible to have a steady government.

I think that Henry Kissinger, talking about Japan and Italy decades ago, already rested that case: yes, at the time we had governments sometimes every few months, but always with the same people.

And also right now, when apparently we keep swapping,look at our Parliament: many of the leaders and "political sherpas" who routinely cover government roles have been there for decades.

Moreover, for those "highlander" advocates: during the Second Republic, started informally in the 1990s, we routinely had coalitions and political parties that started generating "splinter cells" as soon as the list of the elected was published.

I will spare you the lunacy of some of the proposals to avoid the latter, but two are worth mentioning.

Since the unification of Italy, even before Mussolini, "stuffing" the Parliament with people answerable to those temporarily holding the Prime Minister or similar role was common.

Hence, the Italian Constitution specifically said that those elected are not "chained" to the party in whose list they were elected- also because routinely political platforms are trashed as soon as coalition reaality demands it.

Now, some propose to both remove that point from the Constitution or, if that is not feasible, to add economic penalties to those leaving.

To make impossible for them to do what other elected politicians would do, and enforce party discipline.

Therefore, any political platform should be considered an aspirational, not a planning, exercise.

Being Italy a mainly Roman Catholic country, often political leaders present themselves as at least a new Moses guiding the country through the desert, and whatever proposal they make as if they were the Ten Commandements.

I beg to differ: I do not see around any new Moses that would drive the country for decades across the desert.

Except a desert of their own making...

Hence, now as in Brussels, my more humble choice to share the political platforms in an accessible way.

A caveat: I know that some technology enthusiasts will do something even more "data-centric", e.g. offering "sentiment analysis" to highlight the "tone" of each platform.

I think that that would be simply a XXI version of what we have been used to for centuries: using some "tools" to objectivize what is a political choice.

Do you remember how the inquisition was "confirming truths"? Nowadays, we misuse big data and computer-based models that routinely are seeded with our biases.

I rather share documents as they are, as I did earlier this week, and express explicitly my position (as I am doing in this article).

My starting point? We are in the XXI century, and supposedly, despite its ranking in almost any indicator vs. other leading European Union Member States, Italy would like to give to all its citizens, residents, and even guests, access to all the potential benefits of social and technological evolutions.

The "data centric" component is needed both for "digital transformation" and "green transformation".

But extracting value from that component implies accepting something that conflicts with the paternalistic and "control freak" attitude that all those three platforms, despite formal statements invoking "modern" approaches, represent.

Imagine a reality where each one of us generated and consumes data: their relevance, or even the potential to generate new services and benefits are the result of the observation from those who live it on a daily basis- it is the concept of "emergence".

Nothing really new: Toyota, Lean, nudge, etc already showed their value since decades in business (and also in politics, but elsewhere), as those living daily an operational reality have a better chance to identify at least incremental innovation better that teams of experts parachuted on the front line.

The control freak attitude in Italy usually results in creating what I call "satrapies", i.e. digital bureaucracies that eventually spend more time and resources justifying their own existence than being of service to society at large.

When I attended workshop in Brussels on e-something, it was not to show off or to spend time.

My experience on digital transformation and data-centric activities since the 1980s, coupled with prior political and ensuing business experience on social-cultural change (or attempts thereof) resulted in an inclination toward a more inclusive society, and our ubiquitous technologies currently allow a greater degree of "access democracy"/

Both on data and physical technology, we could expand access beyond the satrapies of experts.

In Italy, this would require detaching from our traditional approach that starts with regulatory Far West, and ends up with a Big Brother-esque approach reinforced by a Panopticon à la Bentham.

Which, in turn, generate further satrapies answerable only to themselves- as I write often, "quis custodiet ipsos custodes"?

I do not think that many would be interested in reading 100 pages to decide which party should be entitled to their vote, and therefore after collecting the three political platforms generated a dataset "navigation" tool (my usual tag cloud), to allow to compare e.g. how much focus on "lavoro" is given in each political platform.

Generally, frequency analysis does not necessarily implies that a word that is more frequent is more important (e.g. in a contract, as written above, a comma might alter the balance).

Within political platforms, reinforcement of the "brand" comes through repetition of concepts, and therefore frequency analysis (as it is represented by a tag cloud) could be useful for a first view.

In order to create the tag cloud, I created the first version without filtering the most common Italian words, to see from the cloud which one were actually more common across the three documents but did not affect the political messages in a search.

A second step filtered the following "common words": 'delle','della', 'alla', 'degli', 'anche', 'sono', 'alle', 'nella', 'abbiamo', 'tutti', 'questo', 'essere','hanno','sulla', 'nostro', 'dalla', 'ancora', 'nelle', 'perch', 'loro', 'solo', 'questi', 'quello', 'questa', 'dalle', 'agli', 'quella', 'dello', 'negli', 'sulle'.

This first version of the mini-webapp also removed accented letters,as did affect understanding and search.

Within the Italian version, assuming that readers would probably be first-time readers, added a "disclosure" that would actually be familiar for those who read previous articles on this website- if curious, just get the "disclosure" part through googletranslate.

Now that I discussed selection, position, structure, a bit of commentary on the three political platforms (within the Italian version discussed a bit the concept of audience, but it is really Italo-Italian, so would need a long digression to share the underlying concepts linked to Italian political history).

First point, communication clarity, assuming an external audience (i.e. those not already voting for that political party or coalition).

Personally, I think that the centre-right political platorm is more readable for those not "belonging to the choir", then M5S, and somewhat farther away, the one from PD.

Reasons?

The centre-right platform is composed by pages each identifying a single theme, with short phrases.

It might well be that I dislike it (as explained within the "disclosure" in the Italian version of this article), but there is no denying that would be clear even to an occasional reader.

Anyway, its clarity makes transparent why, despite formal statements of loyalty to Europe and NATO, the social model proposed is not inclusive and frankly anchored to almost a pre-industrial past, extreme right conservative on social issues.

The M5S platform reminded me the structure of the Law Legge 77/2020: a list by interest group, where each group can find the benefits after winning.

The PD platform is quixotic: it is not just its length, but sounds really "preaching to the choir", but not to voters, to the "internal" choir (party bureaucrats, the various political "souls" of PD, etc), and includes attacks to anybody who is perceived as past, present, future competitor- centre, left, right.

Frankly, considering that PD (that I voted repeatedly for) for over a decade had as "political glue" only voting against Berlusconi, I was looking forward to something better.

Anyway, both main coalitions seem lost in a feeding frenzy of puzzling statements and actions.

Almost as if the mission of Berlusconi's Forza Italia (centre-right) had become to ensure a moderate win to the centre-right (i.e. almost certain President Council of Ministers expressed by Fratelli d'Italia), and not the overwin that would allow altering the Italian Constitution without involving the opposition.

As for PD, the mission seems to make enemies and shrink down: could satisfy the ego of its segretary, that still has apparently old and new political vendettas to sort out, but frankly it is doubtful that such an attitude would attract those who do not vote or would ordinarily vote for others; add to that the continuous public quarrels about who is a candidate and why, who has been excluded, who has been imposed from Rome but then looks for support from the local groups, etc.

Let's say that in this first phase (there are few more formal steps before the final list of both candidates and political parties will be available), the campaign is just a "litte bit" more chaotic than usual- as I wrote in the past, one week in Italian politics look like a decade elsewhere.

Anyway, there is a silver lining: it added two elements, i.e. identifying the "tribes" on the debate about the structural changes to be applied to the Italian Constitution, and kickstarting the identification of potential candidates to the office of President of the Italian Republic.

These national elections were actually scheduled for spring 2023, but a political crisis pulled the plug from Government Draghi.

As if this were not enough, considering the current situation (yes, including the time-constraints associated with NextGenerationEU etc), de facto we are adding a structural crisis.

Personally, I am not just for a purely proportional electoral law, I am also for reasonable and reasoned reforms- and the Italian Constitution should be changed only with a new "Costituente", such as the one that produced the current Italian Constitution after WWII.

To close the article, another quote from Ennio Flaiano's "Un Marziano a Roma":

ROMANO Concludendo, mi consola sapere che non soltanto la Terra è piena di cretini, ma anche l'universo. Lo sospettavo da tempo.


Stay tuned.