Mi viene in mente la canzone di Gaber “lo shampoo” https://www.youtube.com/watch?v=1RRt_3iU5Os

Cosa ha a che fare con la politica? Tutto- e niente.

Tutto, perché la politica non è altro che una serie di scelte- come uno shampoo.

Niente, perché uno shampoo richiede più continuità di una campagna elettorale in due turni.

Questa mattina i giornali annunciavano il dibattito di chiusura del secondo turno a Torino- ma invece di “quasi quasi mi faccio uno shampoo”, ho preferito dire “quasi quasi mi faccio un sushi” (con qualche giorno in anticipo): più “trendy”.

Anche perché, con la mia corrente folta capigliatura che azzero ogni mattina, non è che lo shampoo serva a un granché.

Ragioni per saltare i dibattiti di questo secondo turno?

Come ho accennato ai miei contatti Facebook una dozzina di ore fa, in un sistema elettorale con doppio turno è meglio ignorare ciò che viene detto negli ultimi giorni: serve solo a raccoglier voti.

Se volete, con altro video che ho citato spesso nei miei post online, la campagna per il secondo turno mi ha fatto venire in mente una vecchia pubblicità della Vodka Absolut, in cui le promesse fatte dal CEO durante la conference annuale diventavano sempre più assurde a mano a mano che leggeva il teleprompter.

Meglio concentrarsi su ciò che seguirà o, per esser più precisi, su ciò che in ogni caso chiunque vinca dovrà fare.

Obiettivo: dare uno sviluppo non effimero, che almeno crei un ritorno sugli investimenti pregressi (se non altro per finanziare altre iniziative).

Chiunque vinca.

Perché, oggi come nel 1983 (la mia prima campagna elettorale da maggiorenne, anche se non la prima in assoluto alla quale presi parte- parte attiva da "backstage") serve un’opposizione che riesca ad esser costruttiva senza diventare una carrozza del treno del vincitore.

E senza farsi vincere dalla tentazione di passar il tempo ad intasare di interrogazioni che han il solo scopo di darsi visibilità e piantar zizzanie: l’esser costruttivi non implica necessariamente esser accondiscendenti, ma allo stesso tempo esser all’opposizione non significa necessariamente che bisogna partire per una crociata.

Chi ho votato al primo turno l’ho detto nel post precedente, ed era anche intuibile a chi sarebbe andata la mia preferenza nel previsto secondo turno.

La parte interessante è che, chiunque vinca, un “cantiere politico” è stato aperto.

Alcuni lo definirebbero un “vaso di Pandora”, più che un cantiere, con gli stracci che son volati.

Ma in mezzo alla parte folcloristica, proposte realistiche, praticabili, gestibili non son mancate- evito di dire cosa io ritenga “folcloristico” (che fa rima con “populistico”)- la "speranza" che rimaneva nel vaso di Pandora.

Divertente sarebbe vedere un “piano quinquennale” sia per la maggioranza sia per l’opposizione- anche perché entrambe le parti dovrebbero poi negoziare con la realtà.

Con citazione che viene attribuita ad Eisenhower, non è tanto il piano che conta, quanto l’esercizio (e la disciplina mentale) del pianificare, che consente di comprendere aspetti che altrimenti non si sarebbero mai considerati.

Fate un bel plastico “à la Porta a Porta” su come vorreste che fosse la città- ma provate a pensare cosa consentirebbe a quella “ville radieuse” di restar tale (sì, ho copiato il termine da Le Corbusier- apprezzavo la “mediterraneità” sua e di altri, anche prima di aiutare una mia ex nella sua tesi facendo anche da topo di biblioteca/ricercatore a Parigi nei ritagli di tempo- https://en.wikipedia.org/wiki/Ville_Radieuse).

O di evolvere.

Un plastico, son bravi tutti a farlo.

Ma una città viva e che si re-inventi in continuazione (perché nessuna città resta “attraente” per sempre, a meno che non voglia diventare una città-museo) richiede un certo continuo sforzo di (ri)pianificazione.

Auguri al vincitore (o vincitrice).