E così l’ennesima campagna elettorale dal 2012 (quando mi sono re-registrato in Italia) si è conclusa.

Per quest’anno, son già tre le schede in cui devo fare una scelta- e, curiosamente, ma segno dei tempi, quest’anno è la terza volta che la mia scelta su chi votare cambia a pochi giorni dal voto.

Perché segno dei tempi? Ci sono molti che si lamentano della crescente irrilevanza di ciò che fanno o dicono i politici, ma in realtà il punto è diverso: è che ciò che fanno non è più (se mai lo è davvero stato) isolato da quanto accade nel resto del mondo.

Nel nostro “villaggio globale” del XXI secolo (figlio di quello di McLuhan https://it.wikipedia.org/wiki/Villaggio_globale della seconda metà del secolo scorso) la comunicazione non è lineare, ma caotica.

Sia i politici sia i cittadini-elettori dovrebbero abituarsi a continuamente collegare e pensare agli impatti delle azioni non di qualche entità occulta (come piace ai “conspiracy theorists” anche di casa nostra), ma anche di altri governi eletti.

E questo rende ancora più anacronistiche disposizioni come quella che crea un periodo di “silenzio” prima dell’apertura delle urne- anche ignorando il fatto che sempre più Facebook e simili sono nei fatti un surrogato dei mass-media, utilizzato da molti come fonte (dis)informativa quasi unica.

Ma tant’è, ci vorrà tempo perché le abitudini formali cambino, e quindi questo post andrà online dopo le 2301 di oggi, un minuto dopo la chiusura delle urne.

Non so ovviamente ancora i risultati,e questo post è (per ora) focalizzato solo sulle elezioni amministrative della città in cui sono adesso residente (Torino), che è anche città metropolitana.

Scrivessi negli Stati Uniti, sarebbe questo il momento della “disclosure”- ovvero, dire per chi ho votato.

Diciamo che avevo due schede, tre possibilità di voto (considerando che era possibile il voto disgiunto)- ed aggiungiamo che ho utilizzato tutte e tre le possibilità.

Quindi, due schede e tre partiti diversi.

Motivo? Avevo pensato di votare al primo turno (dato che tutti davano quasi per scontato il ballottaggio tra il candidato del PD, il sindaco uscente Piero Fassino, e quello di M5S, Chiara Appendino) per un solo partito, nel segno della continuità, ma ho finito per monitorare anche i toni della campagna.

Ero riformista quando era normale dirsi rivoluzionari (a sinistra, a 14 anni, nel lontano 1979), e, a differenza di tanti che mi hanno scavalcato a destra ed a sinistra, sono rimasto noiosamente riformista.

Ed anche per esperienza lavorativa (http://www.linkedin.com/in/robertolofaro) preferisco il cambiamento senza melodramma, il cambiamento nella continuità.

Che non è un ossimoro- ma una semplice constatazione: è facile dirsi e darsi arie da rivoluzionari, ma il giorno dopo le elezioni bisogna integrare il cambiamento che si è promesso all’interno di una necessaria continuità amministrativa ed organizzativa.

Come mi han ricordato poche settimane fa, Torino, oltre a diventare città metropolitana che copre un’intera ex-provincia, ha anche una “tempesta perfetta”, dato che un quarto delle posizioni apicali nella macchina amministrativa avrà bisogno di nuovi occupanti.

No, no mi sto candidando- anche perché direi quello che dissi a Roma, e comunque non sono laureato, quindi fuori dai parametri delle PP.AA.

Incidentalmente: il Comune di Torino è il primo datore di lavoro della città- segno della frammentazione sul territorio senza nessuna impresa che faccia più da “locomotiva”.

Non importa chi vinca: dalla fine degli anni Settanta, Torino nei fatti è rimasta, tranne brevi periodi, un monocolore, e, nel sistema italiano, ciò implica una continuità anche strutturale.

Torniamo al punto del cambiamento nella continuità, e considerate che il mio interesse è il cambiamento che produce un miglioramento del territorio (Torino, Italia, Europa, Mondo) in cui vivo- è questo per me il dovere di ogni cittadino-elettore: quello che in inglese si chiama “skills-based pro-bono”.

Sino a poco tempo fa, ero orientato a votare Piero Fassino e consiglieri del PD, anche a livello di circoscrizione- ma le ultime settimane mi hanno dato un’aria da “déjà vu”, stile la campagna di Pier Luigi Bersani dopo che aveva vinto le primarie, un’arroganza da apparato che sapeva di “destino manifesto”.

Beh, ricorderete la profezia fatta a Beppe Grillo “fatti un tuo partito”, e Chiara Appendino recentemente ricordava la seconda e terza profezia fatte da Piero Fassino nei suoi riguardi...

Personalmente, non ho rimosso i dubbi che mi avevan portato a non votare M5S nelle ultime politiche: mutatis mutandis, il loro programma mi sapeva un po’ troppo del ruolo del programma di San Sepolcro nel film “La Marcia su Roma”, in cui Tognazzi sfogliava le promesse come fossero petali di una margherita, nel tragitto verso Roma.

E sia in termini di democrazia interna sia di attività operative dei loro eletti, sia in Parlamento sia negli enti locali, non mi piace quanto vedo.

Ma inutile fare due pesi e due misure: anche il PD del XXI secolo non è che dia esempi stellari di comportamento in Parlamento (l’auto-Aventino della “sinistra” del partito sa di scelta tattica alla Tafazzi), ed ha la sua quota di caos a livello locale.

Anche se in alcuni casi il “Fattore M” illustrato da Mauro Calise ne “La democrazia del leader” http://www.librarything.com/work/17795349/reviews/130286238 ha avuto un ruolo non marginale nel “gonfiare” a livello di percezione dell’elettorato eventi marginali come se fossero altro, e come se avessero carattere strutturale, sistemico, endemico nel PD.

Quello però che è un dato di fatto è che solo i “Grillini credenti” o “Grillini convertiti sulla via di Genova” possono davvero credere che all’interno di M5S vi siano tutte le competenze necessarie per gestire una macchina complessa come quella della Città Metropolitana di Torino, un ibrido le cui normative sono ancora in evoluzione, e che, complice il ricambio generazionale di cui sopra, crea l’opportunità di influire anche sulle linee di indirizzo normative che guideranno per i prossimi decenni cosa diventerà Torino (ed altre città metropolitane).

Sì, si può osservare il solito “assalto alla diligenza” di chi si offre in sacrificio per salire sul carro del vincitore.

In Italia, non mancano mai- ed anche durante il fascismo tanti “si convertirono”, e ricordo ancora ad inizio anni Novanta come il giorno dopo le elezioni con la prima vittoria di Silvio Berlusconi, iniziarono ad apparire sulla giacca di molti negli uffici le spillette di Forza Italia, con scarso o nullo senso della storia...

Forse, sarebbe meglio aspettare un turno per costruire, sul territorio, una propria “struttura quadri”, dato che anche gli eletti in Parlamento nati dalla base M5S non è che come “fedeltà al programma” siano stati così coerenti (per non parlar del Direttorio), e lasciamo perdere le capacità (nessuno può dimenticare le interrogazioni bislacche, da cospirazioni stile YouTube).

Chiunque vinca, è il momento giusto per il cambiamento- strutturale, e non solo degli occupanti delle sedie.

Auguri al vincitore (o vincitrice).

PS no, non dico chi sono i potenziali eletti del PD che ho votato insieme alla candidata sindaco di M5S, e non dico chi ho votato nella circoscrizione in cui sono residente... e nemmeno credo sia necessario dire chi voterò nel caso di ballottaggio- ma resto, oggi come nel 1983, convinto dell’utilità di un’opposizione competente ed intelligente- che sia M5S o PD poco importa.