Sulle Olimpiadi 2026, francamente buona parte del dibattito sembra aver dimenticato quello che appena due anni fa dissero gli ex-Sindaci Castellani e Chiamparino, subito seguiti dall'allora Sindaco in carica, Fassino, ad una serata all'Unione Industriale nel 2016 per il decennale delle Olimpiadi Invernali del 2006.

Misi online un post in questa sezione, intitolato “io sono quello che ha pagato i conti”, e, francamente, pensavo già allora ad un vecchio articolo (2013) sulla gestione dei derivati, riportato da "Il Corriere" facendo riferimento a Bloomberg, sulla strategia difensiva vs. Dexia ed Intesa Sanpaolo: se sei una istituzione, non capire l'inglese e non capire i contratti non è una scusa accettabile... sarei curioso di leggere la trascrizione della discussione in tribunale.

In questo periodo, al massimo i commenti sono sul recente bilancio, e sul pasticciaccio dell'anticipo-non-anticipo da cui è disceso un primo duetto di stracci Renzi-Appendino, ed infine un nuovo capo di imputazione a giugno 2018, riportava "La Stampa".

Stendo un pietoso velo su altro raccolto 2004-2018: quando serviva, ho condiviso online sul momento, inutile ora far un catalogo.

Ora, riprendendo quanto scrissi ad inizio della campagna 2016 non ufficiale, se Atene piange Sparta non ride.

Ed anche nel settore privato, che spesso presta "teste" al settore pubblico in momenti critici, come non ricordare che, poco prima dell'arrivo di Sergio Marchionne, a dicembre 2001, anche i conti FIAT non è che fossero indice di una gestione brillante (al di là delle battute che raccolsi a Roma nel 2004-2006, l'eterno odio-amore tra Torino e Roma).

Quindi, prima di parlare di eventualmente "privatizzare", vediamo con chi, e di selezionare individualmente i "prestiti temporanei".

Altrimenti, si rischia solo di creare una serie di strapuntini "temporanei" (non si capisce perché in Italia tutti i prestiti temporanei dal privato al pubblico, politici o meno, diventino permanenti- si vede che non si sta così male, nel settore pubblico ed in politica).

Personalmente, già da mesi non ho solo detto ma agito di conseguenza: ormai Torino e Milano, grazie all'alta velocità, sono potenzialmente un territorio che almeno per le linee di lungo periodo, andrebbe visto come una "valley", più che un dualismo tra due città metropolitane.

Potranno anche i locali (a Torino come a Milano) trovar la cosa risibile, ma provino a guardare le dimensioni relative.

A dati attuali (non miei, il solito Wikipedia: Torino - Milano), insieme le due fanno circa 5.5 milioni: meno di Parigi, Londra, o anche alcuni "bacini" assimilabili in altri territori europei.

La Città Metropolitana di Torino manca ancora di infrastrutture collegate al territorio che siano integrate con l'estero: Malpensa è non così ben collegato a Torino, e trovo risibile che ci sia chi proponga di addirittura render più difficile l'accesso a Malpensa per rilanciar Caselle.

Caselle nel suo splendido isolamento rischia di vivacchiare come Cuneo Levaldigi su picchi stagionali- non è solo questione di creare una bella struttura, ma di generare il traffico necessario per sostenerne i costi di mantenimento in efficienza (e, se possibile o se ha senso, espansione sostenibille).

Costruire un Vallo Adriano a protezione della Città Metropolitana di Torino contro la Città Metropolitana di Milano ricorda più battaglie di campanile d'antan che una scelta razionale.

Ora, da turista per caso, al di là di tutte le polemiche, Milano da quando l'ho iniziata a vedere più spesso nell'ultimo quindicennio è cambiata.

In meglio, o in peggio, non so- ma comunque il suo "skyline", come si usa dire oggi, è più "internazionale" di quello di altre città italiane.

Ed almeno in città lo spostamento mi ricorda più Parigi o Londra che la vecchia Milano.

I pettegolezzi sulle fonti dei fondi dello sviluppo di Milano purtroppo sono figli di miopie di campanile: tutta l'Italia ha visto una crescita spropositata del peso dei fondi di provenienza non dal tessuto produttivo, grazie anche ai vari condoni e rimpatri, ed a robuste iniezioni di liquidità dalle varie organizzazioni criminali, che sono purtroppo ben più internazionalizzate rispetto al resto dell'economia ed all'apparato dello Stato.

Basta guardare i numeri nelle statistiche, con una sola nota di attenzione: i numeri, talvolta, rilevano stime più elevate laddove vi è maggiore sensibilità, anche solo emotiva, al problema- ovvero la percezione spesso porta a raccogliere dati ove si pensa che si verifichi il problema, creando un corto-circuito cognitivo.

Curiosamente, questo fenomeno, che è parte delle critiche non solo mie a tendende come quelle lanciate da "Freakonomics", ieri mi è stato ricordato come ancora più attuale grazie alle nuove tecnologie: se il "machine learning" guida le scelte politiche, il rischio è che p.es. se si focalizzino più risorse di contrasto alla micro-criminalità in alcune zone, siano rilevati più micro-reati, che a loro volta aumentano la percezione di pericolosità.

Se volete dei numeri, potete leggere questo rapporto- l'interpretazione la lascio a voi, esula dallo scopo di questo post.

E per aggiungerne una in più: va bene valutare il costo-opportunità di una scelta tecnica, o la scelta politica di ascoltare i cittadini, ma una scelta politica può anche esser legata ad una visione di più ampio respiro che non quella dell'elettorato attuale: altrimenti, tanto vale che passiamo a chiamarli "follower politici", non "leader politici".

E, francamente, inutile pagare migliaia di euro al mese (più apparati ecc) per far i "follower politici"- tanto vale far un sondaggio ogni tanto e metter invece che Sindaci ed Assessori degli impiegati di concetto o quadri amministrativi assistiti da software di misurazione dei risultati dei sondaggi.

Mettendo dirigenti solo sul lato operativo, non su quello decisionale: se non decidono, a che servono?

Si tratta di superare anche quanto una sera, un decennio o più fa, venne detto da una ospite durante una conferenza ad un gruppo di dirigenti marketing di aziende, presentando per la cultura un modello stile "Torino produce, Milano commercializza".

Magari ci son punti in cui ha senso che entrambe "producano" o entrambe "commercializzino", o si scambino i ruoli.

Ed anche casi in cui potrebbe esserci una migliore competitività del Sistema Paese.

Soprattutto se comparata rispetto all'esperimento di anni fa delle società di sviluppo/attrazione investimenti territoriali: forte era la sensazione che potenziali investitori esteri usassero la nostra competizione interna per alzar il bottino di benefici offerti dai territori non italiani in cui comunque avevan già deciso di andare.

I casi vecchi e recenti riportati sopra francamente per me renderebbero più razionale una scelta di co-gestione, non di concorrenza, anche per garantire di aver le migliori competenze non solo "istantanee" (per l'evento), ma anche, dissolto il team, per continuare uno sviluppo organico e non per episodi del territorio, distribuendo sul "territorio naturale a lungo termine" (la "valley") una rete di competenze strutturale.

Se poi qualcuno ritiene che gli esempi di cui sopra siano dimostrazione della presenza assoluta di capacità sul territorio di pianificazione e gestione di medio-lungo termine, capacità che nessun altro territorio in Italia ha, allora vorrà dire che quando sopra è avvenuto in un universo parallelo...

Per il resto, solo su Torino, a margine di alcuni eventi e seminari che ho seguito negli ultimi mesi tra Torino e Milano ho pubblicato nel fine settimana un libretto che potete leggere gratuitamente online (o, se volete, comprare su Amazon: ad un costo inferiore a quello di un calice di vino).

Per ora, buon fine settimana- passo a fare quello che come scusa avevo indicato esser il mio piano attività per oggi pomeriggio...