Ci avviciniamo alle elezioni, e mi diverto sempre quando qualcuno cerca di "punzecchiarmi" per sondare da che parte stia.

C'è chi mi sonda per vedere se sia PD, M5S, centro-destra, uno dei vari neofascismi, sinistra... cosa farebbe il popolo italiano senza la dietrologia?

Ovvero: il popolo del gossip è sempre ben confuso- sarà tutto l'oppio mediatico che assorbe.

Io dal 2015 (il primo contratto di affitto da quando son tornato in Italia) continuo a pagar il canone RAI come se fosse quello che è- una tassa di residenza...

... ma alla televisione preferisco libri e giornali- tanto, se proprio serve, vado poi su YouTube o sui siti delle varie reti.

E quindi riesco ad evitare molto di quell'oppio: anche perché, come ho ricordato ieri a chi sondava per vedere quanto fossi distante dai Cinquestelle, son rimasto ancora colpito da quando Tremonti e Di Pietro fecero stracci di Fassina, e Di Pietro sembrò quasi uno statista ed intellettuale.

Ovvero: i saldi della politica...

L'ho scritto in precedenza, lo scrivo di nuovo- così, se non vi interessa seguire il resto del ragionamento che segue, potete saltarlo.

La mia scelta di voto da alcune settimane è semplice: Berlusconi o Berluschino (a.k.a. Renzi).

Perché? Beh, per questo dovrete leggere il resto...

Nota di servizio: troverete in questo breve articolo diversi link a Wikipedia ed altro, quasi tutti in inglese.

Spero che vogliate andar a guardare cosa appare nel link.

Mettiamola in questi termini: come giustamente notarono molti dei miei "punzecchiatori" da almeno il 2004 (quando lavoravo a Roma part-time come PM/BA in progetti informatici nel settore pubblico), per molti aspetti non sono lontano da alcune tematiche care ai grillini di circa un decennio fa.

Tranne una: che siano i girotondi o i vaffa, l'antipolitica e le sceneggiate associate (girotondi, insulti, vettovaglie e striscioni o movenze aventiniane in Parlamento) non mi appartengono- perché ritengo che i politici siamo noi.

Il sistema elettorale non consente di scegliere candidati? Come disse Fassino a Grillo... fatevi un partito, e mettete i candidati che preferite.

Chi mi conosce da decenni, sa che io sono noiosamente riformista sin dai primi picchetti al liceo scientifico (GalFer) che frequentai a Torino (1979-1984).

Da studente annoiato e riottoso, ogni manifestazione per me si concludeva in biblioteca: dove approfondivo non tanto i temi della manifestazione, quanto ciò che mi sembrava affrontato superficialmente a scuola, o che volevo comprendere meglio.

Salto in avanti: nel 1994, durante un'estate alla London School Economics, il mio professore statunitense mi chiese se ero un critico della democrazia.

Risposi che per me democrazia implica volontà di capire e conoscere, non solo avere il diritto di voto.

Inutile aver il diritto di voto, se poi lo eserciti "di pancia": ogni voto conta, ma ogni voto conta se ciascuno di noi fa una scelta.

E questo è uno dei motivi per cui da un certo numero di anni dico sempre che non mi interessa candidarmi: avrei una speranza di voto del 2%.

Certo, se ti agganci al carro giusto comunque entri nel "Palazzo", ma, conoscendo un po' meglio di altri come funziona la macchina del fango e della politica, andar a Roma a far la foglia di fico solo per raccogliere 19mila euro circa al mese tolti ai contribuenti non mi sembra una scelta politica.

Quanto alla mia supposta "organicità al grillismo", per parafrasare quanto si diceva decenni fa degli "intellettuali organici" (del PC), stile Leviathan di Moore, è una confusione tra causa ed effetto.

La causa è che, come con altre parti politiche, può darsi che vi sia condivisione di obiettivi o analisi su temi specifici, da cui deriva l'effetto di sembrar "vicino"- non il contrario.

Personalmente, non ho mai avuto la tessera di un partito perché, sin da quando parlavo con i gruppi giovanili dei partiti dell'"arco costituzionale" (da PLI a PCI), non mi sentivo abbastanza "organico" da poter seguire ciecamente gli ordini di scuderia.


Come al liceo, non mi bastava seguire il "we do what we are told", come in una canzone di Peter Gabriel (We Do What We're Told (Milgram's 37) https://www.youtube.com/watch?v=7zNwGXuLVKU).

In altri ambiti, "obbedir tacendo" ha un senso: esigenze operative richiedono una catena di comando che non disperda energie e deleghi ruoli diversi ad attori diversi.

Ma in politica, come nell'apprendimento, non posso francamente accettare di far solo da megafono di formulette decise da altri.

Soprattutto se questi "altri" non hanno alcuna ragione visibile di esser coloro che dettano le regole: non hanno esperienza, non hanno competenze, non hanno una "visione" o progetto politico, semplicemente... occupano una sedia che han ricevuto da altri.

Troppo poco, per chiamarli "leader politici".

Ora, anche io condivido le battute sulla rocambolesca costruzione delle liste dei Cinquestelle: dare regole ferree da una parte (mancava solo "nessuno nel tuo condominio deve mai aver avuto la tessera di un partito") e poi violarle "a pioggia" dall'alto stile "l'Etat c'est moi"https://en.wikipedia.org/wiki/Louis_XIV_of_France), è una tafazzata di cui pensavo che noi del centro-sinistra/ex-sinistra avessimo guadagnato sul campo l'esclusiva.

Per quanto riguarda invece aver quasi convertito una assistente in Germania dall'aprile 2017 quasi in un Rasputin per la Cancelliera Merkel: beh, è solo la cifra dell'affabulatore Luigi XIV Di Maio.

Digressione: uno dei motivi per cui mi "metton nel cesto Cinquestelle" è perché tra i miei vari interessi vi è l'evoluzione delle forme della democrazia e della proprietà intellettuale.

Non so se sian causa o effetto delle attività sul cambiamento organizzativo di cui mi sono occupato da inizio anni Novanta, ma già a fine anni Settanta avevo fatto abbastanza spesso "l'osservatore in politica attiva" (campagne elettorali, ecc.) da avere alcune idee sia sul primo tema, sia sul secondo (in politica le idee riciclate e rivendute come nuove sono la prassi).

Una dozzina di anni fa, mi trovavo a Milano all'IBTS per un'attività in supporto ad una startup, e mi presentarono Joichi Ito, che, nel corso di una serata molto liquida e divertente, mi fece l'"elevator pitch" (https://en.wikipedia.org/wiki/Elevator_pitch) di due iniziative in cui era coinvolto, "extreme democracy" (http://www.extremedemocracy.com/about.html) e "creative commons" (https://creativecommons.org/).

Serata divertente, ovviamente da topo di biblioteca mi misi ad approfondire.

Ora, come detto, fu solo in quella occasione che lo incontrai.

Ma nella logica delle "mosche da evento", probabilmente invece di scrivere il paragrafo precedente, avrei dovuto scrivere che fu una discussione approfondita ed accesa in cui scambiammo idee.

Ed ecco la cifra dell'affabulatore: è un poco "miles gloriosus" (https://it.wikipedia.org/wiki/Miles_gloriosus), e spesso fa più danni che altro.

Perché sicuramente per una giovane italiana aver quella posizione da assistente in Germania non è da poco, e non c'era alcuna ragione di crear un caos cercando di convertirla quasi nel consulente economico del Cancelliere- creando solo imbarazzo.

Ma i Cinquestelle non sono gli unici ad aver un leader che si crede Otello ed invece è un apprendista Rasputin che oscilla verso lo Jago.

A sinistra, abbiamo il simil "dottor sottile" (come venne soprannominato Giuliano Amato, da Duns Scoto https://it.wikipedia.org/wiki/Duns_Scoto), il Presidente D'Alema.

Presidente, perché è questa la prassi no? Il titolo più elevato raggiunto è quello che rimane (a me una volta a Bruxelles un britannico disse "Comandante", per simili motivi).

Francamente, ormai è routine sui quotidiani indicare come il Presidente D'Alema sembri più orientato a danneggiare i suoi possibili avversari, che a far qualcosa di utile.

E LeU, la loro nuova creatura, è molto curiosa.

Sembra l'idra a più teste (https://it.wikipedia.org/wiki/Idra_di_Lerna), dato che è un partito di, seguendo la stessa logica, Presidenti (Presidente del Senato, Presidente della Camera, ex-Presidente del Consiglio dei Ministri, più un quasi Presidente del Consiglio).

In cui, francamente, l'unico che sta rialzando una testa da coscienza politica (con posizioni che non necessariamente condivido, ma val la pena ascoltare) è Pierluigi Bersani, passato dal tentativo di smacchiare il giaguaro, a relativemente criptiche ma divertenti (per quasi-melomani) citazioni musicali.

E visto che ormai questo breve articolo sta diventando un misero tentativo di imitare Mussorgski (https://en.wikipedia.org/wiki/Pictures_at_an_Exhibition), che dire degli altri?

Beh, ovviamente, pur con gli acciacchi dell'età, il Presidente Berlusconi, oltre ad ispirare il Presidente Renzi, è comunque da considerare quasi il fondatore della nostra politica attuale.

Perché, che piaccia o meno, Di Maio Renzi Salvini son figli della filosofia dei talent show televisivi che nei fatti l'ex-Cavaliere ha reso parte integrante della cultura italiana.

Avremmo tutti i talk show politici che abbiamo, se non fosse per quel modello? Con buona pace di chi ne traccia l'origine andando alle più "nobili" trasmissioni anni Sessanta (libro interessante "La democrazia del talk show", ho messo la recensione online alcune settimane fa sulla mia biblioteca Librarything: https://www.librarything.com/work/17520507/book/128658667)

Personalmente, il "format" di molti talk show politici ha poco in comune con quelli stranieri tipo "Hard Talk" della BBC (http://www.bbc.co.uk/programmes/n13xtmdc), o simili della CNN o altre TV.

Invece, è molto simile al continuo rimpallo tra i presenti tipico dei giochi.

Sì, in Italia siamo arrivati prima di altri e più in profondità alla "gamification" (https://en.wikipedia.org/wiki/Gamification) della politica: d'altro canto, è parte della nostra indole.

Vi ricordate il cartoon di Bozzetto? Da noi, esistono solo vincitori (https://www.youtube.com/watch?v=tzQuuoKXVq0).

E tutti gli altri partiti? Francamente, mi sembran più veicoli "ad personam" o "da banda" che soggetti politici per cui considerare di votare. Ovviamente, è la mia opinione personale (che non è "è un voto inutile", ma piuttosto "cui prodest?")

Ma, con il nuovo sistema elettorale, servono anche i micro-partiti per far coalizione e raccogliere seggi.

Sperando che poi non succeda come diverse volte nelle elezioni politiche senza un chiaro vincitore.

Dare ai micro-partiti la Presidenza di Senato e Camera per me serve solo a creare posizioni di visibilità, non ad avere garanti imparziali.

Ora, perché dicevo all'inizio "Berlusconi e Berluschino" come uniche scelte di voto?

Perché purtroppo i decenni di deriva del Paese non sono imputabili solo all'ex-Cavaliere, quasi tutti i co-protagonisti sono ancora in Parlamento ed in posizioni di rilievo nella società ed imprenditoria italiana.

E forse serve avere una componente di sinistra per poter fare alcune riforme di destra (semplificazioni, rimozione burocrazia), ed una componente di destra per poter fare alcune riforme di sinistra (equità sociale, redistribuzione).

Nessuna delle due componenti, come dimostrato dall'ultima decina di Governi, ha interesse a fare entrambe le cose.

E gli attacchi a qualunque riforma, come nelle migliore tradizioni, vengono spesso dalla propria parte.

Lo so, lo ripeto da tempo- ma anche se "unità nazionale" è un termine desueto, preferirei vedere una coalizione politica centrodestra-centrosinistra che faccia quello che serve con un progetto di legislatura (un "piano quinquennale" ma senza Gosplan, per favore https://en.wikipedia.org/wiki/Gosplan).

Meglio quello che un governicchio che tiri a campare e, come nell'ultimo milleproroghe, infili "pork barrel" (https://en.wikipedia.org/wiki/Pork_barrel) ed "earmarks" (https://en.wikipedia.org/wiki/Earmark_(politics)) a pioggia.

Buona domenica- è tempo di andar per quotidiani...