Il titolo? Un film di qualche anno fa- a cui penso ogni tanto recentemente- stimolato dalle notizie.

Chi segue i miei post online dal 2003 (o anche prima- ma allora erano su Compuserve o BBS, non su Internet), probabilmente sa che ritengo le primarie “aperte” (a chi non è iscritto) soggette al rischio che i concorrenti “scelgano l’avversario”.

Comunque, visto che le primarie del PD sono “aperte”, stavolta ho partecipato, e pagato l’obolo minimo- di più sarebbe stato sostegno al partito.

Digressione.

Ieri ho visto “The Circle”- meglio di quanto mi aspettassi, ma incentrato su cosa succede quando la privacy non esiste più.

Che, incidentalmente, è ciò con cui convivo almeno da quando lavoravo nel settore bancario in Italia ed all’estero, inizio anni Duemila, mentre vivevo a Londra, ma dimostrato formalmente solo dopo l’arrivo nel 2007 sui social network..

Quindi, nello spirito della”disclosure”, posso tranquillamente dire che ho votato per Renzi- non perché mi piaccia, ma perché dei tre proposti era l’unico che vorrei fosse un’opzione tra quelle presentate quando ci saranno le politiche.

Perché non è mica detto che voti per il PD…

Fine digressione.

Per esser preciso: se anche le primarie del centro-destra e dei Cinquestelle fossero aperte, parteciperei.

Ovviamente: ammesso e non concesso che stavolta Grillo/Casaleggio/Direttorio si dedichino alla definizione di criteri trasparenti e democratici per la candidatura alle primarie, rendendone il risultato vincolante, non un voto consultivo come è stato a Genova.

Altrimenti, ma che senso ha aver delle primarie, se poi si sceglie il candidato preferito da un “cerchio magico”?


La nostra democrazia è abbastanza malata da far sì che per una settimana si discuta intorno a presunte asserzioni “dall’Europa”, come se per insicurezza e debolezza di rappresentatività si dovesse sempre avere un’autorità terza a supporto di qualunque scelta politica.

In politica, le opinioni sono consentite, inutile fingersi analisti, solo per non ammettere che si sta corteggiando parte del voto della Lega.

Altra cosa è poi il ruolo delle istituzioni: dai magistrati, ai ministri/ex-ministri, più passa il tempo, più diventa attraente la separazione non tanto delle carriere, quanto delle incompatibilità funzionali.

Come era una volta in Francia (avevo ad inizio anni Ottanta o fine anni Settanta ricevuto il “press package” che elencava tutte le incompatibilità per chi volesse candidarsi, incluso l’esser dipendente pubblico in alcune categorie o ruoli).

E sempre sulla stessa linea, forse avrebbe più senso un “governo extra-parlamentare”, ovvero incarico dal Presidente, governo scelto dal Primo Ministro (non più Presidente del Consiglio dei Ministri) che ottiene la fiducia sul programma, e poi propone, all’americana, i candidati per ciascun ministero al vaglio del Parlamento.


Un Parlamento magari ridotto ad una sola camera- tanto, per fini consultivi esistono già conferenza Stato-Regioni e simili, limitando la consultazione con parametri stile quelli europei (numero di regioni e rappresentatività della popolazione).

E rendendo vincolante l’approvazione dell’”assemblea delle regioni” e dell’”assemblea dei comuni” per le sole materie che non impattino su qualcosa di condiviso o diritti (p.es. perché la sanità dovrebbe esser regionale? Forse che un calabrese ha meno diritto alla salute di un lombardo? Idem per scuola, ordine pubblico, controllo del territorio, ecc).

E mentre che sono a comporre la lista dei desideri ispirati dalle primarie, da ex-residente all’estero iscritto AIRE, riformerei il voto degli italiani all’estero.

Allineandolo a quanto dicevo sopra per il rapporto Stato/Regioni/Enti Locali.

Gli iscritti all’AIRE non pagano tasse in Italia: perché p.es. i loro rappresentanti dovrebbero esser l’ago della bilancia in votazioni su aspetti fiscali?

Ovviamente, non ho alcun titolo o competenza- ma dopo due decenni di esperienza sul cambiamento culturale ed organizzativo, son sempre più scettico sulle proposte che vedo in giro, e sulla reale volontà del cambiamento.

L’Italia ha i mezzi per continuare a dilapidare il proprio ruolo e svendersi per due generazioni, consentendo alla nostra classe dirigente di tenersi saldamente in sella mentre intorno a sè crea un vuoto di idee, prospettive e, progressivamente, risorse.

Vediamo chi degll altri due “poli” avrà il coraggio di fare primarie aperte, e chi invece preferirà parlare di novità, e scegliere nel retrobottega (che sia Arcore o Genova, poco importa).

Vero è che la differenza è palpabile: non ho votato per i concorrenti di Renzi, ma comunque, ipotizzando un terzetto nel centro-destra o in Cinquestelle per ipotetiche primarie, ho visto i sette nani, e nessuno che convinca.

Comunque, sino al 2018 c’è ancora tempo per preparare proposte (e candidature) credibili…